Siamo diventati tutti guardoni
La vignetta è stata generata con l’AI. Le parole no.
Apri un social qualsiasi e lo vedi: tutti guardano, tutti scorrono, tanti mettono mi piace e quasi nessuno scrive.
Non per mancanza di idee, credo, ma per pigrizia. Una pigrizia indotta dal flusso incessante di contenuti nuovi, dove è più facile usare il pollice invece del cervello.
Un mi piace però non è una conversazione. È solo un cenno col capo da un marciapiede all’altro, senza nemmeno salutarsi o stringersi la mano. Non ti dice cosa ne pensa l’altro, non ti contraddice, non ti costringe a rivedere una posizione e soprattutto non ti insegna niente.
Il pensiero critico, quello che una volta faceva scattare idee nuove, creazioni nuove e sempre più audaci, si sta estinguendo.
Le cose migliori che ho imparato da ritoccatore sono nate da uno scambio vero tra professionisti. Di solito un fotografo che ne sapeva, e tuttora ne sa, molto più di me, che non era d’accordo e me lo diceva. A volte con un commento tra le righe, spesso dritto in faccia: un “è orrendo” che sul momento faceva male, ma ti faceva crescere.
Quello che mi preoccupa è dove porta questa strada. Se le persone smettono di scrivere, lo spazio lo occupa chi scrive senza fatica: le AI. Post generati, commenti generati, risposte generate ai commenti generati. AI che parlano con AI, mentre noi guardiamo e ci masturbiamo su contenuti sempre più standard e sempre più perfetti, semanticamente o quasi.
E il risultato sarà un pappone inodore, insapore, incolore. Contenuti così sterili che a un certo punto non varrà più nemmeno la pena guardarli. Qualche mese fa avevo scritto che tutto sta diventando piatto: questo è il passo successivo.
Quindi faccio una cosa controcorrente: vi chiedo di scrivere. Non un emoji, non “ottimo spunto”. Un’opinione, anche contraria, anche un “vaffa, non capisci nulla”. I commenti qui sotto sono aperti.
Voi commentate ancora, o guardate e basta?
PS. Questo post è stato scritto da un umano.









