Correggetemi se sbaglio, ma tutto è piatto
Una riflessione da retoucher sull’AI generativa, la noia, e la creatività umana che torna a valere
Ma tutto è piatto.
Sì lo so, è la classica frase da vecchio boomer, ma seguitemi solo per un secondo in questo ragionamento.
Siamo passati nel giro di pochissimi mesi da un urlo collettivo della comunità di creativi “moriremo tutti” ad una noia palese nel visionare contenuti AI tutti uguali, tutti “belli” e tutti, ma proprio tutti, al di fuori di quelli satirici, perfettamente noiosi.
Noiosi al punto che la creatività umana con la “U” è ritornata il vero plus da ricercare.
Qualsiasi sia il campo in cui operate, la mancanza totale di anima e di connessione umana tra il contenuto creato artificialmente ed il suo fruitore è talmente evidente da risultare stucchevole, e i dati di vendita supportano questa mia sensazione. Guarda le ultime dieci campagne fashion che hai visto scrollando Instagram: quante ne ricordi? Zero. Eppure erano tutte “belle”.
Poi è successa una cosa straordinaria
La mia paura era che le nuove generazioni si sarebbero assuefatte ai contenuti AI con troppa rapidità, che li avrebbero accettati come parte della loro esperienza giornaliera, e che quindi noi professionisti stagionati non saremmo più stati necessari per creare questi contenuti.
Ma poi è accaduta una cosa straordinaria. Parlando coi miei figli un barlume di speranza si è acceso. AI non piace. Il cervello umano corre troppo veloce per una macchina e riesce a trovare incongruenze o semplicemente “qualcosa di strano” ad un ritmo che nessuna macchina riuscirà mai a replicare.
Un essere umano ricerca la connessione con un altro essere umano a livello inconscio. Non si sa esattamente cosa sia, ma non è codificabile, non è replicabile. Del resto, per giudicare un dipinto “bello” non è necessario che questo sia aderente perfettamente alla realtà o tecnicamente perfetto: c’è bisogno di qualcosa di più, qualcosa che tocchi l’anima delle persone e vibri insieme ad essa. Sfido una macchina a fare lo stesso.
“Sarà vera?” — la domanda che distrugge tutto
Quella sensazione che ti pervade quando stai guardando un filmato, o una foto — “sarà vera?” — distrugge il senso stesso della creazione di qualcosa. Questo dubbio che ormai ti attanaglia ogni volta che guardi qualcosa si traduce in una sola cosa: la perdita di fiducia da parte del consumatore, che se non altrimenti specificato penserà che tu lo stia prendendo per il naso… e quindi non comprerà il tuo prodotto.
D’altronde, quale donna o uomo vorrebbe alzare l’asticella da “modella ritoccata” a “persona completamente inventata”?
Insomma, AI non funziona a certi livelli. E non perché non sia perfetta abbastanza: perché già lo è.
La grande pianura della mediocrità
Quindi, cosa aspettiamo a tornare a fare davvero ARTE, non democraticamente spalmata su una platea così vasta da essere inutile? Cosa aspettiamo ad azzardare contenuti non omologati alla tendenza del giorno, cosa aspettiamo a non voler piacere a tutti?
Piacere a tutti è come non piacere a nessuno. Ed AI fa esattamente questo: ingurgita, rimastica e sputa la media di quello che piace di più, cercando di piacere a tutti e costruendo una gran pianura di mediocrità.
Sarebbe come ordinare un gelato alla stracciatella per poi metterlo nel frullatore. Buono lo stesso, ma senza anima.
PS. Questo post è stato scritto da un umano.









