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Venticinque anni e un giorno

Panoramica dal tetto del World Trade Center, 15 agosto 2001, foto di Dheera Venkatraman, pubblico dominio

Venticinque anni e un giorno fa ero sul tetto delle Twin Towers, a fare fotografie con una macchinetta panoramica usa e getta che avevo comprato per una cifra astronomica in un negozio di souvenir lì vicino.

Avevo passato tutta l’estate qui a New York per aiutare Lorenzo con l’apertura dello studio americano di Pixelway, lo studio di fotoritocco per cui lavoravo come direttore tecnico. Una vita fa. Abitavo in Franklin Street, e ogni mattina, prendendo il treno 1 per andare a midtown dove lo studio aveva aperto, mi giravo e le vedevo lì, giganti, mi sovrastavano. E pensavo: devo andarci prima di tornare in Italia, chissà che vista ci deve essere.

Ci andai alle sei di sera del 10 settembre, dopo le settimane passate a lavorare, con il volo per Milano che partiva alle dieci. I miei occhi di allora, non ancora abituati all’immensità di questo paese, rimasero abbagliati da tutto quello che vedevano. Dall’imponenza, dal vigore della crescita di questo angolo di mondo, dal fervore delle sue strade. E mi riproposi di tornarci: prima o poi ce l’avrei fatta.

Quella notte mi imbarcai sul red eye per Milano. All’arrivo in ufficio in Pixelway, via Forcella, il telefono iniziò a esplodere di telefonate e messaggi di tutti gli amici e i parenti che pensavano fossi ancora lì.

Mai scorderò la sensazione che mi assalì: è un film, deve essere un film. Avevamo visto «Independence Day», dove gli alieni distruggevano l’Empire State Building, e pensai: questi americani ne hanno girata un’altra, guarda come sembra vero.

Purtroppo lo era. E non finirò mai di ringraziare la mia buona stella (sono convinto che sia stato il mio papà) per avermi fatto tornare il giorno prima.

Non lo dimenticherò mai, come mai lo dimenticheranno tutte le persone che in quel disastro hanno perso amici e parenti.

PS. Questo post è stato scritto da un umano.

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