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Quindici anni con Giampaolo Sgura: anatomia di una partnership creativa

Backstage selfie con Giampaolo Sgura in studio: il fotografo con cappello scuro e Andrea Villa, con la story Instagram 'Back with my man @digitalarea' visibile sull'immagine

Digital Area era aperta da circa 3 anni. Il periodo iniziale in cui ogni ditta si stabilizza e smette di chiedersi se arriverà a fine mese stava finendo. Avendo già 10 anni di esperienza professionale precedente, lavorando con i più grandi nomi della fotografia di moda mondiale, un nome balzava ai miei occhi come un astro nascente. Smisuratamente talentuoso, gran lavoratore e, almeno di fama, simpatico, gentile, easy-going. Insomma, il cliente perfetto per noi che stavamo crescendo. Sto parlando di Giampaolo Sgura.

Ma come fare per conoscerlo, per convincerlo che Digital Area sarebbe stata il partner migliore per la sua carriera? Come molti dei fotografi, anche lui lavorava con un suo ritoccatore. Conoscendo le dinamiche, sapendo che un team fotografo-ritoccatore è solido e raramente si spacca, mi sono rassegnato a fare quello che ho sempre saputo fare meglio: ritoccare tutto al massimo, fiducioso che la qualità del mio lavoro e dei miei ritoccatori avrebbe parlato al mio posto.

“Prova Matrix”

In quel periodo non esisteva AI, i motori di ricerca facevano quello che potevano: tutto si faceva alla vecchia maniera, per passaparola. Fortuna vuole che molti dei professionisti con cui già lavoravo e che mi conoscevano dai tempi di Pixelway orbitassero anche nella galassia di Giampaolo. Monica Alesina ed Edoardo Marchiori erano tra questi. All’epoca entrambi lavoravano in Glamour Italia. Durante un viaggio verso Roma, Giampaolo manifestò l’interesse a provare un altro ritoccatore. Entrambi gli dissero: “Ma prova il Villa, no?”. Monica per la precisione gli disse “Prova Matrix”, il nome con cui mi ha sempre chiamato, per via del cappotto lungo di pelle che ero solito portare.

Il dado fu tratto. Quella storia di copertina, un pubbliredazionale per Luxottica, ci fu affidato. Lo ricordo ancora come il lavoro al quale devo tutta, o quasi, la mia carriera con Digital Area.

La prima telefonata

Alla consegna del primo round, ricevetti entro pochi minuti una chiamata da Giampaolo. Mi disse: “Andrea, non so proprio cosa dirti…”. Il sangue mi si gelò nelle vene. “Oddio, ho sbagliato tutto, ecco lo sapevo…”. Invece il resto della frase fu: “Ci sono due cosette da mettere a posto, ma per il resto va tutto bene”. Immaginare il mio sollievo è difficile.

Non è stato facile convincere Giampi che Digital Area sarebbe stata perfetta per lui. Un caffè in centro nel quale ho speso tutti i nomi con cui avevo lavorato non è bastato. Fiducioso, aspettai.

Qualche giorno dopo, su sua iniziativa, si presentò in ufficio da me Giampaolo. Arrivò con una Brutale, la moto che io adoravo essendo anche io un motociclista. Un atleta con un fisico da paura, super gentile, e talmente preciso nei suoi commenti sulle foto da ricordarmi immediatamente i grandi con cui avevo già lavorato in passato. Quel primo incontro mi regalò l’inizio di una collaborazione meravigliosa che va avanti ancora oggi.

La fiducia come scorciatoia

La base del nostro lavoro insieme è la fiducia. Come ogni coppia creativa che si rispetti, ognuno fa del suo meglio per avvantaggiare l’altro. Lui non ha mai usato la solita frase “tanto lo facciamo dopo in post”, e in cambio noi abbiamo sempre dato il massimo su ogni lavoro, piccolo o grande che fosse. Siamo cresciuti insieme, sapendo di poter contare l’uno sull’altro, senza mai approfittare della fiducia e senza mai contare sul fatto che un team simbiotico come quello fotografo-ritoccatore sia difficile da rimpiazzare.

Non credo che Giampaolo abbia mai cambiato il suo modo di scattare perché lavora con noi, a parte forse sapere che qualsiasi cosa sarebbe stata gestita secondo i suoi gusti senza dover chiedere o controllare ogni singolo dettaglio. Io invece ho imparato tantissimo dal suo gusto e dalla sua capacità di adattamento alle situazioni. Entrambi ci siamo sentiti più sicuri della nostra strada professionale perché esisteva l’altro.

Tre di notte, da Tokyo

Solo una volta in questi 15 anni ho temuto di averla fatta grossa, e ho sentito Giampaolo veramente arrabbiato. Stavamo lavorando su una campagna mondiale di Dolce & Gabbana, una di quelle splendide con la famiglia siciliana, Bianca Balti e Monica Bellucci (quella originale, non le campagne successive). Avevamo stabilito insieme agli stilisti il mood cromatico di un paio di immagini su 30, e tutti erano felici. Giampi era partito per il Giappone per scattare diverse storie di copertina per Vogue.

Alle 3 di notte ricevo una telefonata. Il fotografo era, per dirla in maniera elegantemente ridotta, “piuttosto contrariato”. Nulla di quello che voleva era giusto, i colori completamente sballati, e bisognava metterci una pezza IMMEDIATAMENTE. Confuso dal sonno e dal fatto che non capivo come potesse essere successo, mi alzo, mi faccio un caffè e vado in ufficio. Sì, alle 3 di notte, perché anche se nessuno me l’aveva chiesto, la situazione meritava un fix immediato.

Tralascio le ore di panico tra mail e telefonate fra me e lui in Giappone, e arrivo al dunque. Non capivo perché mi dicesse che i colori fossero completamente sballati, e cercavo di modificarli seguendo le sue indicazioni al telefono, tra uno scatto e l’altro di Vogue sul set. Finché l’illuminazione: “Giampi, ma le stai vedendo sul tuo solito Mac?”. E lui: “No, sul portatile, perché?”. Io: “Guarda un po’ le impostazioni di Photoshop e dimmi che profilo ICC hai…”. “Oh porc……”.

Allarme rientrato, ma che paura.

L’apporto esterno

Giampaolo non ha mai pensato di chiedere esclusività a Digital Area, perché è troppo intelligente per farlo. Chiunque lavori solo ed esclusivamente per un cliente, alla lunga diventa anestetizzato. Non porta più spunti nuovi alla relazione. La qualità inevitabilmente decade, da entrambe le parti si presta sempre meno attenzione alla finezza.

Come in un matrimonio, l’apporto esterno di amici e famiglia è fondamentale per una collaborazione lunga, duratura e fruttuosa.

Quindici anni dopo, siamo ancora qui, shoot dopo shoot.

PS. Questo post è stato scritto da un umano.

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